Elettrosmog, ci vuole un tecnico esperto

25 gennaio, 2010 | Rassegna Stampa

Tratto da La Gazzetta del Sud su lameziattiva.it, il 23 gennaio 2010

Lamezia. «Da qualche giorno i cittadini che abitano su corso Giovanni Nicotera, a Lamezia, si trovano di fronte alla all’iniziativa delle Ferrovie dello Stato di realizzare una antenna destinata come ripetitore per telefonini».E’ quanto afferma la dottoressa Gabriella Reillo, candidata alle primarie per il pd, a sindaco di Lamezia. «Su iniziativa di un Comitato promosso dai condomini del palazzo che si trova proprio di fronte all’antenna – riferisce la dottoressa Reillo – si è svolta una prima riunione nella quale si è sollecitato l’impegno delle istituzioni a verificare la pericolosità della nuova installazione».

«Nuova perché proprio la zona interessata – aggiunge – vede la presenza di altri importanti ripetitori che, a mio avviso – puntualizza-già creano una situazione di aumento notevole dei campi elettromagnetici». «La questione che si pone, già affrontata, da numerosi giudici, non è quella dei limiti di produzione dei campi secondo la legge – spiega la dottoressa Reillo – ma della pericolosità di questi anche quando rientrano in quelli indicati dalla normativa». «In tal senso appunto – prosegue – diverse sentenze e provvedimenti giudiziari e la risoluzione della Comunità Europea del 2 aprile scorso che ha sostenuto la delicatezza della questione e le possibili conseguenze sulla salute umana, soprattutto per i più giovani». «Se pur le Ferrovie affermano – specifica- che l’antenna che dovrebbe essere collocata nell’area della vecchia stazione di Nicastro, dovrebbe avere un impatto ridotto in quanto dedicata solo alle comunicazioni ferroviarie e quindi alla sicurezza della linea, niente nel progetto e nella tecnologia che si realizzerà assicura questo utilizzo esclusivo perché trattasi di un’antenna uguale a migliaia di altre che può consentire la messa in onda anche delle linee Telecom ed Omnitel con un aumento della capacità di inquinamento elettromagnetico». «Sarebbe quindi opportuno – auspica la dottoressa Reillo – che il Comune si dotasse di un tecnico esperto che sia in grado di affrontare il problema nella sua complessità, senza rivolgersi semplicemente l’Arpacal che finirebbe per riferirsi solo alla normativa vigente senza entrare nel merito dei pericoliper la salute dei residenti».


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