Monfalcone “apre” ad altre 14 antenne

22 febbraio, 2010 | Rassegna Stampa

Tratto dal ” Il piccolo di Trieste” il 06/02/2010

Monfalcone. Nel 2006 le antenne installate in città erano 23, ora sono 27, ma il numero potrà salire fino a 41. La previsione è contenuta nell’aggiornamento del Piano comunale di settore per la localizzazione degli impianti della telefonia mobile approvato dal Consiglio comunale. L’indicazione è comunque in linea con quella del luglio 2006, quando il numero massimo di antenne collocabili nel territorio era stato fissato a 40. Di fatto le richieste dei gestori, motivate dai continui e veloci cambiamenti intervenuti a livello tecnologico, vanno verso una riorganizzazione degli impianti già esistenti e autorizzati, con un maggior utilizzo del co-site, cioé della comprensenza di più antenne su un’unica struttura di supporto (nove invece dei sei precendenti). Sulla spinta anche delle proteste e soprattutto dell’accurato lavoro di raccordo del Comune tra l’esigenza di garantire il servizio e quella di contenere le emissioni elettromagnetiche sparirà così l’antenna di via Isonzo, ritenuta dal rione troppo vicina a scuole e oratorio. L’impianto sarà riposizionato in via Aquileia in co-site con quello di via Primo maggio. L’antenna collocata in via Cosulich nell’ambito del campo sportivo sarà pure trasferita e finirà in condominio con quella già esistente nel parco della Rimembranza, a ridosso di via dei Cipressi.

I gestori hanno avanzato richieste per l’installazione di nuovi impianti per il momento nell’area di via Timavo, via Giarrette a Marina Julia e nella zona di Marina Nova, le ultime due esposte alle aggressive intrusioni del sistema di trasmissione sloveno, come tutto il bacino di Panzano. La variante numero 1 al Piano delle antenne è stata approvata con i voti a favore della maggioranza e del gruppo misto (14) e l’astensione della minoranza (Lega Nord, Fi-Pdl, An-Pdl e Maurizio Volpato di CittàComune). Rimangono invariati gli obiettivi di fondo del Piano: il contenimento delle emissioni elettromagnetiche in città secondo un principio di precauzione, la garanzia di un adeguato servizio pubblico e la collaborazione con Arpa per il controllo delle emissioni.

Rimangono zone sensibili le aree prossime a scuole e strutture sanitarie. Il bagno elettromagnetico sul territorio comunale è comunque nettamente inferiore al limite di legge di 6 volt per metro: sul 99,7% del territorio si resta sotto il valore di 2v/m (il 67% registra valori da 0.5 a 1 v/m e il 25% da 1 a 1.5 v/m).

«La forniture di servizio è un obbligo di legge che il Comune deve ottemperare – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo -. Ciò ci consente però di controllare i livelli di inquinamento elettromagnetico e di predisporre una localizzazione rispetto a un’altra. Da osservare che ci sono novità tecnologiche interessanti rispetto al passato, perché i gestori tendono infatti a usare la condivisione degli impianti e ciò in passato ci avrebbe evitato dei problemi rispetto al numero di antenne».

(la.bl.)


Condividi