Inquinamento indoor
L’8 giugno scorso ad Arezzo, presso l’auditorium “Pieraccini” dell’ospedale “San Donato” di Arezzo, si è tenuto un seminario su “La qualità dell’aria indoor: principali inquinanti aerodispersi e contaminazione da pesticidi nella polveri depositate” per fare il punto sul “ProgettoIndoor: studio sul comfort e sugli inquinanti fisici e chimici nelle scuole” promosso dalla Regione Toscana per approfondire le conoscenze sulla qualità dell’ambiente scolastico, sui principali fattori di rischio per la salute e sul rapporto fra inquinanti esterni e interni.
Il Progetto, che interessa il periodo 2004/2011, è stato attuato dai Dipartimenti della Prevenzione delle Aziende Sanitarie toscane, Unità Funzionali di Igiene Pubblica e Laboratori di Sanità Pubblica, con il supporto del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (CSPO, oggi ISPO), la collaborazione delle strutture scolastiche e il coordinamento del settore Igiene Pubblica della Regione Toscana.
L’indagine, preceduta da una formazione specifica del personale a cui ha contribuito anche ARPAT, è partita dalle scuole del territorio regionale dove sono stati misurati inquinanti fisici e chimici e si sono raccolti dati sulla percezione del benessere in ambiente indoor di alunni e insegnanti. Il Progetto è stato strutturato in tre fasi.
Nella prima, 2004/2006, sono stati monitorati di 61 edifici che ospitano scuole elementari e medie: 5 scuole per ciascuna delle 12 AUSL – una in più per l’area fiorentina. Sono state effettuate 360 misure che hanno coinvolto 3700 alunni e 300 insegnanti impegnando circa 120 operatori delle 12 AUSL della Regione Toscana delle tre Aree vaste regionali e ISPO.
I risultati sono stati oggetto di approfondimento e punto di partenza della seconda fase, 2008/2010, nella quale il monitoraggio è stato esteso alle abitazioni degli alunni e la raccolta dati implementata da un’indagine conoscitiva sugli allergeni presenti nelle scuole e nelle abitazioni.
Il monitoraggio indoor di pollini e spore fungine aerodisperse è stato curato per ARPAT da Marzia Onorari Responsabile dell’ AF regionale di aereobiologia presso il Dipartimento provinciale ARPAT di Pistoia.
A questa seconda fase ha partecipato anche l’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze.
I dati presentati sembrano confermare quanto già emerso dalle ricerche più recenti statunitensi ed europee: il livello di una serie di inquinanti chimici è più elevato in ambiente indoor che outdoor.
Sappiamo che nei paesi industrializzati almeno il 90% della popolazione residente in aree urbane è esposto a livelli di inquinamento atmosferico superiore ai limiti raccomandati dall’OMS. Tuttavia, mentre fino a qualche anno fa l’attenzione del mondo scientifico era rivolta soprattutto al problema dell’inquinamento dell’aria atmosferica nei centri urbani, negli ultimi anni la ricerca si è estesa all’inquinamento dell’aria in ambienti indoor o confinati ed è maturata una sempre maggiore sensibilità verso i problemi di salute e di comfort che caratterizzano gli interni. I dati più recenti confermano che anche l’alterazione della qualità dell’aria interna (IAQ) ha effetti diffusi sulla salute e sul benessere di tutta la popolazione che negli ambienti adibiti a dimora, ufficio, svago e trasporto trascorre la quasi totalità del tempo.
Nonostante nella percezione comune gli ambienti indoor siano generalmente considerati “sicuri” anche rispetto a situazioni di rischio esterno, è proprio negli spazi confinati che la popolazione è esposta al contatto continuativo con diversi agenti inquinanti: fisici (temperatura, illuminazione, rumore); chimici (naturali o derivanti da attività umane); biologici (batteri, virus, parassiti, insetti). Il loro effetto, oltre a dipendere dal grado di concentrazione dell’agente e dalla combinazione e interazione dei vari agenti tra loro è amplificato dal tempo di contatto o esposizione a tali agenti.
In Italia, ad oggi, il problema della qualità dell’aria in ambienti confinati è stato affrontato solo per gli ambienti di lavoro industriali per i quali sono state definite normative specifiche, ma fonti di rischio potenziale sono presenti nelle abitazioni; negli uffici pubblici e privati; nelle strutture comunitarie (ospedali,scuole, caserme, alberghi, banche, ecc.); nei locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive, ecc.); nei mezzi di trasporto pubblici e privati (auto, treni, aerei, navi, ecc.).
In questi ambienti si riscontra spesso una maggiore concentrazione di agenti inquinanti rispetto a quanto rilevabile in esterno. Secondo i dati presentati nel corso del Seminario, gli inquinanti indoor presenti nelle polveri di deposito delle scuole monitorate sono risultati da 1 a 5 volte superiori ai valori esterni. Nelle polveri di deposito, più che nell’aria, gli inquinanti risultano più stabili, più efficacemente campionabili e si registrano maggiori percentuali di inquinanti.
In outdoor è l’aria la matrice che più determina la qualità e la salubrità ambientale, ma mentre negli spazi aperti gli agenti atmosferici contribuiscono all’abbattimento e alla dispersione di molti inquinanti, negli spazi confinatiquesto non avviene. In più l’ambiente interno subisce alterazioni e modificazioni direttamente derivati dalla presenza di persone, materiali edili e ad arredi, sistemi di ventilazione, prodotti per la pulizia, anche se l’interazione outdoor- indoor, ovvero quanto l’inquinamento esterno influisce sulla qualità dell’aria interna, è un dato da considerare.
I dati raccolti nel corso dei monitoraggi confermano che i valori più elevati si registrano quando nelle aule sono presenti i bambini, senza significative differenze tra le aule più o meno esposte al traffico veicolare.
Nelle polveri di deposito, in particolare, sono stati osservati livelli elevati di Pm2,5, specie nella stagione invernale, non riconducibili al traffico e non è emersa alcuna associazione statisticamente significativa tra le polveri presenti all’interno delle aule e l’intensità del traffico esterno, secondo la classificazione qualitativa fatta durante il sopralluogo (traffico intenso o scarso) per cui si ipotizza che la natura chimica delle polveri possa avere una diversa origine (polvere inorganica, polvere di gesso, ecc.).
Si è invece registrata un’associazione statisticamente significativa tra il benzene presente all’interno delle aule e l’intensità di traffico automobilistico ed una buona correlazione tra benzene interno ed esterno nelle 24 ore.
Dai dati raccolti emerge soprattutto la necessità di approfondire la natura chimica delle Pm2,5, anche perché l’informazione sui possibili componenti potrebbe aiutare a individuare gli eventuali rischi per la salute.
Per quasi tutti i Btex è stata osservata una differenza significativa tra le misurazioni invernali e primaverili, con valori maggiori in inverno. Per le aldeidi, la formaldeide è più elevata in aula rispetto alle misure rilevate in esterno. Toluene, xilene e acetaldeide non sono associabili al traffico o al valore riscontrato fuori dalle aule.
Da sottolineare che, attualmente, per Btex, Pm2,5 e Aldeidi in ambiente indoor non è disponibile una normativa specifica italiana, ma solo linee guida internazionali e dati derivanti dalla letteratura scientifica. Per quanto riguarda il rumore il dato più interessante riguarda i tempi di riverbero: nella maggioranza dei casi, si osservano eccessi rispetto ai valori di riferimento.
Il microclima è valutato soddisfacente: i parametri misurati non si discostano generalmente dagli standard di riferimento, anche se la percezione dei ragazzi che hanno riposto al questionario evidenzia degli aspetti critici da approfondire.
In sintesi, l’indagine ha confermato che l’inquinamento indoor èancora poco conosciuto e poco indagato, mentre resta prioritaria l’identificazione precoce dei possibili rischi e la pronta traduzione di queste conoscenze in politiche di prevenzione e di intervento.
Le criticità emerse nella prima fase sono state confermate nel corso della seconda fase di approfondimento. In particolare la presenza di pesticidi nelle polveri delle aule è stata riscontrata anche in quelle depositate all’interno delle abitazioni di alcuni studenti delle scuole campione.
Questi dati hanno dato l’input alla terza fase del progetto, 2010/2011, nel corso della quale sarà implementato il numero delle scuole campione per valutare il grado di contaminazione da pestici nelle polveri.
I bambini più piccoli sono i più esposti per fattori quali l’altezza, le abitudini di gioco a terra, la manipolazione degli oggetti soprattutto nella fase orale, ed altre modalità comportamentali tipiche delle diverse fasi evolutive, ma anche i più grandi e gli adolescenti sono soggetti a rischio più elevato in quanto più sensibili degli adulti a tutta una serie di agenti inquinanti.
I pesticidi prima dell’immissione in commercio sono oggetto di studi tossicologici che fissano la dose giornaliera accettabile e la dose acuta di riferimento mettendo in rapporto un mg di prodotto per kg di peso, differenziando i limiti di esposizione degli operatori da quelli di coloro che risiedono in prossimità delle zone trattate. Tale proporzione, tenendo a riferimento modelli ponderali medi, risulta assolutamente inadeguata per tutti coloro che si trovano in condizioni di maggior rischio per gravidanza, per patologie varie, per essere sotto i parametri medi di peso, ecc.
Inoltre restano non sempre prevedibili gli effetti delle sostanze in miscela tra loro: il 45% degli alimenti ha più di una sostanza e risulta difficile tenere conto delle tante miscele possibili. Diverse sono poi le fonti (aria, l’acqua, ecc.) e le modalità di assorbimento (inalazione, ingestione, ecc) e dunque gli effetti attesi.
Tra i vari rischi per la salute che possono derivare dell’esposizione a queste sostanze, crescente preoccupazione suscita in particolare la possibile correlazione tra tumori infantili ed esposizioni a pesticidi.
Questo il quadro di riferimento da cui parte il campionamento delle polveri depositate nella terza fase del “Progetto Indoor: studio sul comfort e sugli inquinanti fisici e chimici nelle scuole”, del quale l’Azienda sanitaria aretina è capofila regionale. Come annunciato da Maria Teresa Maurello Responsabile U.F. Igiene e Sanità Pubblica della AUSL8 di Arezzo, il monitoraggio sarà incentrato sulla ricerca di pesticidi nelle polveri depositate all’interno di 100 scuole campione, tra le quali le 61 della prima fase.
Gli atti del Seminario saranno pubblicati a breve nel sito della Regione Toscana (www.regione.toscana.it).
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