Antenne selvagge, rischio cancerogeno nel Reggiano?

21 febbraio, 2012 | News, Rassegna Stampa

Tratto da Il resto del Carlino

Reggio Emilia, 20 febbraio 2012 – Sono 373 le stazioni radio base nella provincia di Reggio. Per alcuni, come il gruppo Reggio 5 Stelle, sono troppe. Lo riporta in un dettagliato documentario (guarda il video) il gruppo ReggioINchieste.

“La nostra è una delle città con il maggior numero di antenne telefoniche”, ha denunciato il consigliere di circoscrizione sud, Alessandro Marmiroli, grillino. Per questo motivo il 14 febbraio 2011 il sala Tricolore si è votata all’unanimità una mozione popolare per la realizzazione di un Piano Antenne. Uno strumento utile al comune per studiare, insieme ai gestori e ad un osservatorio di cittadini, la dislocazione delle antenne sul territorio. E’ passato un anno ma di questo documento se ne è persa traccia. La questione delle stazioni radio base è strettamente collegata con l’utilizzo dei cellulari.

L’Organizzazione Mondiale della sanità, in data 31 maggio 2011, ha definito i campi elettromagnetici a bassa frequenza come ‘possibilmente cancerogeni’. Ovviamente dipende dal tipo di esposizione. Il problema dell’elettrosmog è legato anche all’emissione di campi elettromagnetici da parte di ripetitori Fm o per la banda larga. Infatti, secondo i rilievi dell’Arpa, si sono sviluppati sforamenti dei limiti consentiti, nel 2005 e nel 2010.

Tutte queste antenne e questi ripetitori stanno incrementando un fenomeno di cui si parla poco: l’elettrosensibilità. Si tratta di una patologia legata all’esposizione ai campi elettromagnetici. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità stima che tra l’1 e il 3% le persone in tutto il mondo affette da questo disturbo. Esiste un posto in Emilia Romagna nato per offrire rifugio a chi ha sviluppato intolleranza alle onde radio: l’area ‘elettrosmog free’. Siamo nel parco della Vena del Gesso del Carné, nel comune di Brisighella (Ravenna). In quest’oasi romagnola è nato un bed and breakfast che da due anni accoglie elettrosensibili da tutto il mondo. “E’ una malattia a volte molto invalidante – spiega il gestore e ideatore di questo progetto, l’ingegnere Marcello Stampacchi – la gente viene a ‘scaricarsi’ in un’area non contaminata da elettrosmog”. Una patologia che si manifesta con diversi sintomi: mal di testa, stanchezza, bruciori, in alcuni casi paralisi articolari… In verità da quattro mesi, forse a causa della riconfigurazione di antenne radio locali, si stanno sviluppando campi elettromagnetici anche all’interno di questa oasi. Perdendo così la possibilità di accogliere persone elettrosensibili.

di Cosimo Pederzoli


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