I Ministeri danno seguito alla sentenza del TAR Lazio con la campagna informativa

Il 15 gennaio 2019, con la Sentenza n. 500, il TAR Lazio aveva rilevato la mancata attuazione della campagna di informazione e di educazione ambientale, prevista dalla L. n. 36/2001, da parte dei tre Ministeri dell’ambiente, della salute e dell’istruzione, università e ricerca.

In particolare, i Ministeri erano tenuti a realizzare una campagna informativa rivolta alla intera popolazione, avente ad oggetto la indicazione delle modalità d’uso e dei rischi per la salute e per l’ambiente connessi al’uso di telefoni cellulari e cordless (leggi il nostro articolo qui: polab.it/srl/2019/01/tar-lazio-si-esprime-sulla-necessita-di-diffondere-una-cultura-delluso-consapevole-della-tecnologia-in-linea-le-attivita-didattiche-che-polab-realizza-da-molti-anni/)

Il 19 luglio scorso, i Ministeri hanno dato seguito alla sentenza pubblicando un apposto sito web, www.cellulari.salute.gov.it, che, insieme alle correlate campagne pubblicitarie sui canali RAI, ottemperano all’obbligo informativo circa i rischi per salute, ambiente e sicurezza nell’utilizzo degli smartphone.

I comunicatori dei Ministeri hanno articolato la campagna su tre grande tematiche: rischi per la salute legati all’uso personale dello smartphone, rischi per l’ambiente legati allo smaltimento dei dispositivi, rischi per la sicurezza personale e stradale legati all’uso dei device alla guida o in strada.

Tre messaggi brevi ma di grande chiarezza, veicolati attraverso altrettanti brevi video e semplici infografiche. L’accento è posto sull’uso personale dei device e sulle responsabilità che ognuno di noi ha nello scegliere un approccio consapevole e, di conseguenza, un  comportamento corretto nell’utilizzo dei dispositivi, adottando quindi accorgimenti che minimizzano i rischi: uso degli auricolari o del vivavoce, smaltimento RAEE presso i rivenditori.

Tuttavia, la minimizzazione dei rischi è un obiettivo che non riguarda solo ed esclusivamente il singolo utente, ma anche alcune istituzioni pubbliche che si trovano ad operare tra i Ministeri e i singoli cittadini, ed in particolare ci sembra che su questo tema un fondamentale ruolo chiave lo giochino la scuola e gli enti locali preposti al governo del territorio.

La scuola rappresenterebbe infatti il veicolo principale per arrivare alle generazioni più giovani, sulle quali necessariamente una campagna informativa dovrebbe fare leva, mentre i Comuni rivestono un ruolo fondamentale nel raggiungimento dell’obiettivo “minimizzazione dei rischi”.

È infatti ai Comuni che la Legge Quadro  (L. 36/2001, art. 8) assegna la facoltà di pianificare al fine di minimizzare l’esposizione della popolazione: “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. ”

Dunque, minimizzazione non è solo allontanare le sorgenti dal corpo, ma anche prevedere una corretta programmazione delle localizzazioni sul territorio ad opera degli enti preposti; ci chiediamo se una campagna di sensibilizzazione dei cittadini sulla minimizzazione dei rischi non abbia la responsabilità di informare adeguatamente anche su questo aspetto: quali sono gli enti preposti alla minimizzazione, e con quali strumenti, e, di conseguenza, cosa possono rivendicare i cittadini presso le amministrazioni che li rappresentano.

Siamo del parere che sarebbe auspicabile completare il breve quadro informativo offerto sugli impianti fissi, presentando la differenza tra “verifica della compatibilità ai limiti di legge” e “minimizzazione delle esposizioni”: la prima, ad opera delle ARPA/ARTA/APPA, ci assicura che un singolo impianto non supererà il limite di legge (6 V/m), la seconda, facoltà dei Comuni, ci assicura che l’intera rete ossia tutti gli impianti sul territorio, sia progettata in maniera del rendere minimo l’impatto sulla popolazione (nella nostra pratica quotidiana, ben al di sotto dei 6 V/m!).