Confermata in appello la sentenza su uso scorretto del cellulare e insorgenza di tumori

onde-elettromagnetiche-penetrazioneLa corte d’Appello di Torino ha confermato la sentenza del Tribunale di Ivrea del 30 marzo 2017, che aveva condannato l’INAIL a risarcire un lavoratore per un neurinoma del nervo acustico a causa dell’utilizzo del telefono cellulare per 3-4 ore al giorno per quindici anni, riconoscendo così un nesso causale tra l’uso scorretto del cellulare e tale tumore.

Il parere della corte d’Appello è che il neurinoma dell’acustico, tumore benigno dagli effetti invalidanti, sia stato causato dall’uso lavorativo, massiccio e senza auricolari o vivavoce, del cellulare, per oltre 3 ore al giorno per 15 anni.

La corte ha accolto integralmente le conclusioni dei due consulenti tecnici nominati dalla corte d’Appello stessa, secondo cui esistono solidi elementi per affermare un ruolo causale tra l’esposizione dell’appellato alle radiofrequenze da telefono cellulare e la malattia insorta, “visti anche i dati epidemiologici e i risultati di sperimentazione sugli animali, la relazione dose-risposta tra esposizione e neurinoma all’acustico, unitamente alla mancanza di altro fattore che possa aver cagionato la patologia.”

Gli avvocati difensori hanno sottolineato i principi alla base della consulenza tecnica: “buona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità dell’esposizione a radiofrequenze versa in posizione di conflitto di interessi, peraltro non sempre dichiarato. in particolare nella relazione tecnica si sottolinea che gli autori degli studi indicati dall’INAIL sono membri di ICNIRP e/o di Scenihr, che hanno ricevuto, direttamento o indirettamente, finanziamenti dall’industria (circostanza peraltro neanche contestata dalla controparte)”

La corte d’Appello accoglie tale impostazione: “è evidente che le indagini e le conclusioni di autori indipendenti diano maggiori garanzie di attendibilità rispetto a quelle commissionate, gestite o finanziate almeno in parte, da soggetti interessati all’esito degli studi.”

I consulenti hanno criticato anche lo studio dell’ISS dell’agosto 2019 in quanto “pur dichiarandosi incerto circa gli effetti associati ad uso scorretto del cellulare, “non ha diramato raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione a RF, in particolare per bambini e adolescenti”.