L’emergenza sanitaria richiede nuove risposte da parte delle Amministrazioni Comunali circa le reti

“Finora la rete regge, ma l’emergenza insegna una lezione che è importante imparare. Perché, passata la crisi, nulla sarà più come prima, nemmeno sulla rete”: da queste premesse parte lo sguardo sul dopo emergenza da parte di alcuni soggetti economici del mercato dei servizi e delle infrastrutture di rete (www.agi.it/economia/news/2020-03-27/coronavirus-rallentamento-internet-7920472).

Nuove sfide dunque attendono le Amministrazioni Comunali, chiamate a rispondere alle pressanti richieste delle compagnie da un lato, e, dall’altro, da parte di cittadini e realtà produttive del territorio, bisognosi di servizi internet stabili ed affidabili. E tutto questo con tempistiche molto molto prossime, e in uno scenario in cui entrambi i rami del Parlamento si stanno muovendo su iter di elaborazione ed approvazione di nuove normative nazionali di settore.

La rete Internet europea e mondiale sta subendo una pressione mai sperimentata prima. Streaming, smart working e e-learning, ma soprattutto i videogiochi online, hanno moltiplicato in modo esponenziale il traffico dati, con punte anche di +90% in Italia, Paese in blocco pressoché totale.

Secondo gli operatori “il traffico su mobile è più che raddoppiato, quello su rete fissa è aumentato del 50% e persino il traffico voce è aumentato del 30%. In Italia negli ultimi giorni la rete si è molto rallentata”. Queste considerazioni sono il trampolino di lancio per programmare i futuri investimenti sui territori: per gli operatori “la rete Internet deve essere considerata con la stessa importanza di quella della distribuzione dell’acqua, del gas, dell’energia elettrica”.

L’emergenza sanitaria in atto fornisce alle compagnie il pretesto per richiedere scorciatoie amministrative per le installazioni sul territorio: l’accusa è alle “lungaggini burocratiche che bisogna affrontare prima di poter attivare un impianto”, alla “mancanza del permesso per lo sviluppo dei siti”, alla necessità di “un piano che preveda l’installazione di parecchie antenne 5G nelle zone critiche, come la Lombardia”.

In questo scenario la pianificazione del territorio a livello comunale farà la differenza: tra quei Comuni che subiranno uno sviluppo disarmonico e sovrabbondante delle reti, guidato esclusivamente dagli interessi economici dei gestori, con conseguenti proteste e malcontenti nella cittadinanza; e quei Comuni che, al contrario, decideranno di pianificare, assicurando uno sviluppo sostenibile, in termini di impatto elettromagnetico, nonché armonico per quanto riguarda la fornitura dei servizi più innovativi, necessari alle imprese e ai cittadini.