Innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici: criticità relative all’esistenza dei fattori di riduzione

Nell’ultima settimana si sono susseguite notizie circa i limiti di legge sull’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici: da più parti, istituzionali e industriali, si reclama la necessità di innalzare tali limiti, uniformandoli a quelli europei, al fine di migliorare la diffusione delle infrastrutture necessarie ai servizi di nuova generazione, che il governo italiano considera strategici per lo sviluppo del paese.

I limiti nei maggiori Paesi europei sono i seguenti:

– 39 V/m sulla banda degli 800 Mhz;

– 41 V/m sulla banda dei 900 Mhz,

– 58 V/m sulla banda dei 1800 Mhz

– 61 v/m sulle frequenze oltre i 2 Ghz

 

La situazione, oggi, in Italia

Oggi in Italia il DPCM 8 luglio 2003 fissa il limite di esposizione (20 V/m) nonché valore di attenzione e obiettivo di qualità (6 V/m) per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici.

Tuttavia una serie di deroghe legislative (Legge 17 dicembre 2012, n. 221 e successive Linee Guida Ministeriali, Delibere SNPA) hanno modificato, negli ultimi anni, sia i metodi di misurazione dei campi elettromagnetici nonché la loro valutazione previsionale:

  1. i livelli di campo elettromagnetico da confrontare con i valori di attenzione (e obiettivi di qualità – 6 V/m) devono essere intesi come media nell’arco delle 24 ore e non più riferiti al caso peggiore, sulla media dei 6 minuti
  2. poiché le potenze di emissione utilizzate dalle antenne non sono mai quelle massime previste nei progetti, è stato introdotto il cosiddetto fattore di riduzione α24h che il gestore può dichiarare nelle richieste di autorizzazione: lo scopo sarebbe quello di rappresentare i livelli plausibili di emissione prodotti da ogni sorgente sulle 24 ore. La scelta del fattore di riduzione α24h è a scelta dei gestori
  3. i gestori possono applicare il fattore di riduzione α24h nei calcoli previsionali dell’impatto elettromagnetico anche nelle pertinenze esterne
  4. ai fini del calcolo previsionale e della valutazione dell’impatto elettromagnetico all’interno degli edifici è inoltre possibile applicare fattori di riduzione previsti per “bilanciare” la schermatura delle pareti: l’applicazione di tali fattori di riduzione e assorbimento fanno sì che i valori incidenti sulle pareti esterne degli edifici possono di fatto superare, per determinati intervalli, il limite dei 6 V/m.
  5. per i sistemi tecnologici in 5G l’applicazione dei fattori di riduzione, (FTDC e FPR, fattori statistici) è già previsto all’interno della norma tecnica europea IEC TR62669.
  6. Infine, ma non secondario, i procedimenti autorizzatori in deroga (impianti con meno di 5W di potenza dichiarata a prescindere dalle caratteristiche delle antenne), permettono di installare impianti che nella realtà hanno incidenze elettromagnetiche non trascurabili

 

Le richieste di innalzamento e le ipotesi delle istituzioni

Da molti anni le TELCO avanzano richieste di innalzamento dei limiti e dei valori di attenzione/obiettivi di qualità, e abbiamo più volte commentato tali pretese come strettamente legate a fattori economici, e non tecnologici: gli operatori hanno concessionato la realizzazione delle nuove infrastrutture a società di gestione (Tower Company) che puntano a ridurre il numero di impianti sul territorio, per contenere gli investimenti, e inoltre la richiesta di uniformarsi ai limiti europei corrisponde ad un bisogno di operare più facilmente con investimenti su tutto il territorio continentale.

Inoltre la volontà di uniformate le reti di tutti i gestori non favorisce certo la diffusione capillare della qualità dei servizi, soprattutto nelle aree definite come “bianche” ( a fallimento di mercato) e quelle “grigie (parzialmente coperte). Quindi minor numero di impianti e maggiore concentrazione di sistemi radianti.

D’altro canto, tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno posto l’attenzione a tali necessità, nell’ottica dello sviluppo economico del paese.

In particolare segnaliamo che:

  • il 23 marzo 2021 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha consegnato al Presidente del Consiglio le proposte per il disegno di legge annuale per la concorrenza: l’Antitrust ribadisce l’esigenza di “verificare la validità dei limiti emissivi previsti”
  • il 24 marzo 2021 la Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera ha emanato un parere sul PNRR: la Commissione propone di “adeguare gli attuali limiti italiani sulle emissioni elettromagnetiche a quelli europei“.

Qualora tale proposta venga accolta nella normativa nazionale, non possiamo non vedere la criticità rappresentata dall’esistenza, nel nostro ordinamento, dei vari meccanismi di deroga, via via introdotti, tra cui quello dei fattori di riduzione enumerati sopra. Tali fattori di riduzione determinano analisi preventive su valori di potenza inferiori a quelli effettivamente concessionati e quindi potenzialmente con esposizioni per la popolazione superiori a quelle previste: dunque, se non eliminati o quantomeno armonizzati per i diversi sistemi tecnologici, potrebbero dare luogo a situazioni fuori controllo.

Segnaliamo inoltre che per l’Antitrust è necessario “adottare una disciplina che consenta e assicuri l’effettività dell’azione delle ARPA per la risoluzione delle situazioni di inquinamento elettromagnetico dovuto al contributo di impianti esistenti e di impianti di nuova costruzione”: ci risulta a questo punto difficile concepire l’efficacia di un parere preventivo, da parte delle Agenzie per l’Ambiente, qualora i limiti assumessero davvero i valori europei, tanto più se permanessero anche i meccanismi di deroga tuttora vigenti.

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