Preoccupanti emendamenti al DL 77/21 minano le facoltà dei Comuni

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Stiamo seguendo l’iter legislativo  della conversione in Legge del DL Semplificazioni n. 77 del 31 maggio 2021 e riteniamo che la discussione in atto possa portare a modifiche che stravolgerebbero in maniera molto significativa le prerogative dei Comuni nel governo del territorio e la loro capacità decisionale.

In particolare l’art. 40, che detta disposizioni sulle installazioni degli impianti di telefonia mobile, è oggetto di emendamenti che riguardano sia i limiti di esposizione della popolazione, con proposte di innalzamento fino a 61 V/m contro gli attuali 6 V/m, sia l’eliminazione del criterio della minimizzazione dei valori di campo elettromagnetico nella pianificazione da parte dei Comuni.

Di fatto un tentativo di deroga da ogni forma di governo della tematica per i Comuni che così sarebbero tagliati fuori da ogni controllo!

Il nostro allarme

La Legge Quadro n. 36 del febbraio 2001 ha assegnato ai Comuni la facoltà di governare il territorio per quanto riguarda la presenza di impianti radianti, nel quadro delineato dal Titolo V della Costituzione.

Gli emendamenti attualmente in discussione puntano a ridurre al minimo le azioni dei Comuni e indeboliscono la facoltà decisionale degli enti locali su questo tema così sentito.

L’innalzamento dei limiti di esposizione si presenta poi come un tema estremamente critico anche a causa dell’esistenza, in Italia, di una serie di deroghe introdotte negli ultimi anni che hanno modificato i metodi di misurazione dei campi elettromagnetici e la loro valutazione previsionale, e che si traducono già oggi in esposizioni superiori a quelle previste per legge.

Quale controllo ci si può aspettare e quale azione possono mettere in campo le varie Arpa/Arta/Appa se i limiti di esposizione volano a 47 V/m o 61 V/m? Che senso avrebbero i pareri sanitari sui livelli di campo elettromagnetico che irradierebbero la popolazione, in particolare i soggetti più deboli e sensibili?

È comunque un fatto noto alle parti tecniche che la rete 5G possa essere realizzata efficacemente anche con gli attuali limiti: il problema vero della questione, la spinta che sta dietro questo desiderio di innalzare i limiti, è piuttosto l’obiettivo, dichiarato in diversi momenti e dibattiti, di ridurre i costi per le infrastrutture; accorpare TUTTE le reti in pochi pali è solo la condizione più economica e paradossalmente penalizza la diffusione dei servizi nelle aree già scarsamente servite.

Ecco la vera necessità di innalzamento dei limiti: non certo quella di favorire, semplificando, tempi e procedure per realizzare le reti! Per ottenere questo, sarebbe bastato un tavolo tecnico che deliberasse quelle tanto attese linee guida per fare regolamenti e piani comunali tecnicamente validi, in tempi brevi e tassativi.

Così come anche i vincoli che riguardano il patrimonio architettonico e paesaggistico, che verrebbero completamente annullati: davvero è pensabile di poter vedere un traliccio su un palazzo antistante la Torre di Pisa o la Basilica di San Marco a Venezia, solo per citare due esempi eclatanti?

Il nostro appello

Siamo fermamente convinti che questi tentativi puntino a portare le installazioni degli impianti di telecomunicazioni fuori da ogni forma di gestione e controllo, che rappresentino una deroga alle funzioni di governo del territorio e che venga sottratto ai Comuni una prerogativa prevista in Costituzione.

Riteniamo che il Parlamento non debba ratificare tali modifiche che determinerebbero una forte interferenza con le azioni di programmazione territoriale dei Comuni oltre che determinare tensioni locali con cittadini e associazioni ambientaliste o comitati civici impegnati da anni nella tematica.

Le conseguenze dirette anche su uno sviluppo economico sostenibile sarebbero devastanti. Le indicazioni che ci giungono dall’Europa, di implementare le tecnologie e rendere competitivi i territori, non possono essere una scusa per eliminare ogni azione di controllo verso i gestori delle reti di telecomunicazioni, o meglio: per ridurre al minimo i loro investimenti.

Il nostro appello è rivolto a tutte le Amministrazioni Comunali affinché attivino, in questa delicata fase, tutti i canali di dialogo possibili con i rappresentanti in Parlamento; si devono far sentire le voci degli enti locali, e di quegli Amministratori che vivono il territorio e le relative tensioni quotidianamente, affinché queste proposte emendative vengano ritirate o dichiarate inammissibili e venga piuttosto avviata una fase di confronto e analisi dei processi che potrebbero raggiungere lo stesso obiettivo di semplificazione e qualità dello sviluppo ma attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti attori.

 

Attacco alle facoltà dei Comuni: i punti chiave

Cancellazione della minimizzazione

Gli emendamenti:

  • 40.9. (Butti, Foti, Rachele Silvestri, Silvestroni, Mollicone, Rotelli, Prisco, Donzelli)
  • 40.50. (Bruno Bossio, Navarra, Ceccanti, Ciampi, Fiano, Giorgis, Mauri, Pollastrini, Raciti)
  • 40.70. (Cortelazzo, Tartaglione)

avrebbero l’effetto, nel complesso, di eliminare la facoltà per i Comuni di minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici che attraverso efficaci forme di regolamentazione, fino ad oggi, i Comuni possono mettere in atto, quando decidono di pianificare le installazioni: adottare un Regolamento o Piano Antenne, annualmente aggiornato, ex art. 8 comma 6 Legge Quadro 36/2001, significa soprattutto minimizzare l’esposizione per i cittadini.

Cancellazione delle attenzioni verso i siti sensibili

Gli emendamenti:

  • 40.9. (Butti, Foti, Rachele Silvestri, Silvestroni, Mollicone, Rotelli, Prisco, Donzelli)
  • 40.50. (Bruno Bossio, Navarra, Ceccanti, Ciampi, Fiano, Giorgis, Mauri, Pollastrini, Raciti)
  • 40.70. (Cortelazzo, Tartaglione)
  • 40.40. (Lucchini, Capitanio, Badole, Benvenuto, D’Eramo, Dara, Eva Lorenzoni, Patassini, Raffaelli, Valbusa, Vallotto, Bordonali, Di Muro, Iezzi, Invernizzi, Ravetto, Stefani, Tonelli, Ziello, Fogliani, Giacometti, Tombolato, Zanella, Zordan)

eliminerebbero la necessità di individuare i siti sensibili per l’esposizione, andando a vanificare il recentissimo DL Semplificazioni (L. n. 120 dell’11 settembre 2020), che aveva appunto introdotto la necessità di definire tali attenzioni verso le aree sensibili.

Procedure amministrative ultra semplificate

L’emendamento:

  • 40.45. (Lucchini, Capitanio, Badole, Benvenuto, D’Eramo, Dara, Eva Lorenzoni, Patassini, Raffaelli, Valbusa, Vallotto, Bordonali, Di Muro, Iezzi, Invernizzi, Ravetto, Stefani, Tonelli, Ziello, Fogliani, Giacometti, Tombolato, Zanella, Zordan)

sottrarrebbe alla facoltà pianificatoria dei Comuni tutte le modifiche di impianti già esistenti (nuove antenne su tralicci già esistenti, modifiche alle caratteristiche radioelettriche di antenne già in funzione) e tutte le installazioni di impianti temporanei. È chiaro che questo impoverisce molto l’ambito decisionale dei Comuni, nonostante si tratti di interventi che potenzialmente determinano un aumento a volte molto pesante dei campi elettromagnetici sul territorio.

L’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici

L’emendamento:

  • 40.59. (Nobili, Marco Di Maio)

eliminerebbe il limite di esposizione e il valore di attenzione/obiettivo di qualità che sono attualmente in vigore (20 V/m e 6 V/m), per introdurre quelli della raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 12 luglio 1999 (fino a 61 V/m).