Il nostro appello ai Comuni a prendere posizione contro l’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici

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Come evidenziato dai tentativi in occasione della conversione in Legge del DL n. 77/21, nel Parlamento e al Governo è attualmente vivo il dibattito riguardante due temi scottanti nell’ambito della realizzazione degli impianti di telefonia mobile:

innalzamento dei limiti di esposizione per la popolazione ai campi elettromagnetici

cancellazione dell’obiettivo della minimizzazione nella pianificazione dei Comuni

Tali modifiche al nostro ordinamento sono state già tentate durante la conversione in Legge del DL Semplificazioni 77/21: gli emendamenti presentati in tal senso avrebbero portato i limiti dagli attuali 6 V/m a valori stimabili tra 47 e 61 V/m, ed avrebbero eliminato la minimizzazione dalla pianificazione comunale.

L’innalzamento dei limiti veniva giustificato dalla necessità di tutelare la concorrenza e consentire la realizzazione delle reti 5G: in termini di realizzazione delle torri, significa poter ospitare sulle strutture esistenti quanti più operatori possibile, e questo anche a discapito dei livelli di emissione e del rischio per la popolazione!

Limiti più alti significa, per i gestori delle torri, avere la possibilità di ospitare su meno pali molti più operatori: questo causerebbe inevitabilmente valori più alti di radiazione che diverrebbero ammessi. Inoltre le reti dei diversi operatori così tenderebbero ad avere tutte le stesse zone di copertura. Di conseguenza questo obiettivo di uniformare le reti fungerebbe da disincentivo ad investire proprio in quelle aree attualmente poco coperte dai servizi.

L’innalzamento dei limiti è quindi una necessità di carattere puramente economico e non dovuta ad esigenze di natura tecnica finalizzata a favorire la diffusione dei servizi in ottica 5G, che con gli attuali limiti si può sviluppare senza troppi problemi tecnici.

È del 13 agosto scorso la dichiarazione del Presidente del Consiglio sull’imminenza del disegno di Legge per la tutela della concorrenza: abbiamo motivo di credere che i temi dell’innalzamento dei limiti di esposizione e della cancellazione della minimizzazione possano essere ripresi dal Governo nella fase di stesura di tale legge.

Come già evidenziato nel nostro appello del 9 luglio scorso, riteniamo che tali modifiche stravolgerebbero in maniera molto significativa le prerogative dei Comuni nel governo del territorio e nella loro capacità decisionale: di fatto costituisce un tentativo di sottrarre ai Comuni la possibilità di governare la tematica con strumenti efficaci.

A titolo di esempio, elenchiamo alcuni dei provvedimenti appena entrati in vigore a favore dell’industria su questo tema:

  1. Riduzione dei tempi per la realizzazione di nuovi impianti con convocazione di conferenze dei servizi entro 5 giorni dal deposito della richiesta
  2. Indebolimento dell’azione degli Enti demandati a fornire pareri di natura paesaggistica, architettonica, storico-artistica, etc… e applicazione delle nuove regole anche nei Parchi Nazionali e Regionali
  3. Autocertificazione per le implementazioni degli impianti esistenti, bloccabili (entro 30 giorni) solo da Arpa/Arta/Appa, se in presenza di superamento dei limiti
  4. Eliminazione della possibilità di porre tariffe di concessione sul patrimonio indisponibile, anche per gli impianti esistenti, oltre la cifra di 800 €/anno

Innalzare i limiti e sottrarre la facoltà della minimizzazione del rischio per la popolazione ai Comuni, che grazie a piani tecnicamente validi riescono a garantire anche la fruibilità dei servizi, significherebbe di fatto consegnare i territori alle compagnie che realizzano le torri.

Invitiamo pertanto i Comuni a prendere posizione in merito, e a farsi parte attiva nel dibattito in corso, questa volta anticipando eventuali provvedimenti che penalizzerebbero gli Enti Locali, che poi quotidianamente sono chiamati ad affrontare le conseguenze delle scelte del Governo centrale.

In questa fase diventa necessario far arrivare la voce degli Amministratori locali, anche attraverso questo appello, presso Governo e Parlamento.

È nostro parere che in un momento così strategico occorra piuttosto definire quello strumento normativo nazionale, che regolamenti univocamente i cosiddetti Piani Antenne. Ossia quei processi tecnici ed amministrativi, con cui i Comuni possono rispondere in maniera efficace e al tempo stesso sostenibile alle esigenze delle compagnie di telecomunicazione.

Esperienza sperimentata da chi ha avuto modo di dotarsi di Piani e Regolamenti tecnicamente validi e resistenti alle pressioni delle compagnie, con i quali si sono ottenuti i due obiettivi fondamentali di cui sopra, e che possono sintetizzarsi in:

  • sviluppo delle reti senza preclusione dei servizi
  • minimizzazione dei rischi per la popolazione

Vi invitiamo a prendere in considerazione la possibilità di attivare tutti i canali di comunicazione con il legislatore al fine di partecipare attivamente alla fase di confronto su questi temi così strategici per il futuro del Paese.